Gennaio è il mese in cui ci promettiamo di cambiare tutto. Palestra, alimentazione, sonno regolare. E poi, puntuale, arriva l’ora dell’aperitivo e ci ritroviamo con un bicchiere in mano a chiederci se davvero vogliamo rinunciare a quel momento. La buona notizia è che forse non dobbiamo farlo. Il Dry January non è più quella sfida da raccontare agli amici come un’impresa eroica: è diventato semplicemente un modo diverso di vivere il bere, più leggero e consapevole, ma sempre sociale.
Cos’è il Dry January e perché sta cambiando le regole
Il Dry January nasce nel Regno Unito come campagna di sensibilizzazione sul consumo di alcol, ma negli ultimi anni ha assunto un significato diverso. Non si tratta più di astinenza pura, quanto di una pausa consapevole che molti scelgono per ripartire con più equilibrio dopo le feste. Il fenomeno si è diffuso rapidamente anche in Italia, dove l’aperitivo rappresenta un rito sociale difficile da abbandonare.
La vera svolta sta nel fatto che oggi rinunciare all’alcol non significa più rinunciare al momento. Per molto tempo le alternative analcoliche sono state poco convincenti: bevande troppo dolci, poco adulte, difficili da proporre all’ora dell’aperitivo senza sentirsi fuori posto. Qualcosa però sta cambiando e il merito è di una nuova generazione di distillati analcolici che puntano tutto sul gusto.
JNPR: distillati a zero alcol con un approccio da mixology
Tra i protagonisti di questa nuova categoria c’è JNPR, un brand italo-francese fondato da Valerie De Sutter che ha deciso di affrontare la questione partendo da un’esperienza personale. Come ha raccontato la stessa fondatrice, a un certo punto non è l’aperitivo che si vuole eliminare dalla propria vita, ma l’alcol. Tra lavoro, famiglia e ritmi sempre più intensi, la domanda diventa legittima: perché bere dovrebbe significare sentirsi appesantiti il giorno dopo?
Vivendo e lavorando anche in Italia, ho visto che questa riflessione è sempre più condivisa, soprattutto tra i giovani e tra le mamme, che scelgono di bere meno per stare meglio, essere più presenti e vivere con più equilibrio i momenti sociali. JNPR nasce da questa esperienza personale e da questa osservazione: offrire un’alternativa che permetta di continuare a vivere l’aperitivo, con gusto e piacere, anche quando l’alcol non è più una priorità.
La risposta di JNPR è un approccio produttivo che non cerca scorciatoie. I distillati del brand sono a 0,0% di alcol, ma vengono lavorati con la stessa cura di un distillato tradizionale. Botaniche, spezie e agrumi passano attraverso la distillazione in alambicco, un processo che permette di ottenere profumi intensi e una struttura aromatica sorprendente anche senza alcol.
Non è un dettaglio da poco. Le ricette sono state sviluppate insieme a Flavio Angiolillo, uno dei nomi più riconosciuti della mixology internazionale, con l’obiettivo dichiarato di creare prodotti che potessero stare sul banco di un cocktail bar accanto ai grandi classici. Alcuni prodotti della linea, come BTTR n°1 e SPRZ n°1, vengono realizzati in una distilleria italiana a conduzione familiare, dove il lavoro artigianale è parte integrante del processo.
Due ricette per un aperitivo senza alcol
Se volete provare questo approccio a casa, le preparazioni sono semplici e seguono la stessa logica dei cocktail tradizionali.
Gin Tonic analcolico
Per preparare la versione analcolica del gin tonic servono un bicchiere long drink o balloon colmo di ghiaccio, 50 ml di JNPR (disponibile nelle versioni n°1, n°2 o n°3, ciascuna con un profilo aromatico diverso) e 100 ml di tonica, preferibilmente secca.
Si mescola delicatamente e si completa con una scorza di limone o un rametto di rosmarino per aggiungere profumo e carattere. Il risultato è un drink che mantiene la struttura e la freschezza del gin tonic classico.
Negroni analcolico
Il Negroni rappresenta una sfida più complessa, perché richiede equilibrio tra tre componenti diverse. La versione analcolica proposta da JNPR prevede 20 ml di VRMH n°1 (il vermouth analcolico della linea), 20 ml di JNPR n°1 e 20 ml di BTTR n°1.
Si versa tutto in un tumbler basso con ghiaccio (meglio se un unico cubo grande), si mescola delicatamente con un cucchiaio da bar e si completa con una fetta o una scorza d’arancia. Il profilo aromatico richiama quello del Negroni originale, mantenendo complessità e struttura.
Oltre gennaio: il fenomeno del sober curious
Il Dry January è solo la punta dell’iceberg di un cambiamento più ampio. Il fenomeno del sober curious ha reso l’analcolico una scelta normale, non più una rinuncia o un ripiego. Sempre più persone scelgono di ridurre il consumo di alcol anche fuori dal mese di gennaio, per ragioni diverse: sentirsi meglio il giorno dopo, poter guidare, allenarsi, lavorare con più lucidità. O semplicemente per gusto.
È un cambiamento che riguarda soprattutto le nuove generazioni, più attente al benessere e meno legate all’idea che socialità e alcol debbano necessariamente andare insieme. Ma coinvolge anche chi, per motivi di vita quotidiana, preferisce vivere certi momenti con più leggerezza senza rinunciare al piacere di un buon drink.
Un aperitivo diverso, non un aperitivo minore
La vera conquista di questa nuova categoria di prodotti è aver spostato il discorso dalla privazione al piacere. Non si tratta di bere qualcosa al posto dell’alcol, ma di bere qualcosa che abbia dignità propria. Un distillato analcolico ben fatto non è un surrogato: è semplicemente un altro modo di vivere l’aperitivo.
Il Dry January passerà, come ogni anno. Ma l’idea che si possa scegliere cosa bere senza dover giustificare la propria scelta, quella probabilmente resterà. E se il risultato è un Negroni analcolico che sa di Negroni, forse gennaio non sarà poi così lungo.
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