Come si fa il gin: il percorso del distillato che non conosce crisi
Il gin è uno distillato tra i più amati e versatili al mondo, protagonista indiscusso della miscelazione contemporanea. Dietro ogni bottiglia, c’è un processo meticoloso che unisce tradizione e creatività, precisione tecnica e arte botanica. Partendo da una rapidissima storia di questo distillato, vediamo come viene fatto il gin, step by step.
Breve storia del gin
Le origini del gin risalgono al XVII secolo in Olanda, dove era conosciuto come “genever” e usato principalmente per scopi medicinali. Con la diffusione in Inghilterra grazie ai soldati britannici che lo conobbero durante la Guerra dei Trent’anni, il gin subì una rapida evoluzione, diventando popolarissimo nel Regno Unito soprattutto nel XVIII secolo. Questo periodo, noto come “Gin Craze“, vide una vera e propria esplosione della produzione e del consumo di gin (anche di pessima qualità e in quantità eccessive), consolidandone però la sua presenza nel panorama alcolico internazionale.
Una presenza costante che negli ultimi anni si è fatta ancora più importante, con una sorta di Rinascimento del gin, che ha portato sul mercato tantissime nuove etichette e variazioni sulle botaniche. E altrettanta creatività nel mondo della mixology.
Come viene fatto il gin
L’alcol base: neutralità e purezza
Tutto inizia con la selezione dell’alcol base, generalmente un alcol etilico neutro, ottenuto da materie prime agricole come cereali (orzo, mais, frumento) o, meno comunemente, patate e barbabietole da zucchero. Questo alcol altamente rettificato presenta una gradazione tra l’85% e il 96% vol., privo di aromi e impurità, essenziale per accogliere al meglio l’aromaticità delle botaniche scelte.
La selezione delle botaniche: ginepro e non solo
Elemento distintivo e imprescindibile per legge nel gin è la bacca di ginepro, che conferisce la caratteristica nota resinosa e balsamica. Perché si tratti di gin è obbligatorio che la sua presenza sia predominante nel distillato finale.
Oltre al ginepro, il distillato viene caratterizzato da una gamma molto ampia di altre botaniche, ognuna selezionata accuratamente per contribuire a specifiche note aromatiche:
- Semi di coriandolo: per aggiungere sfumature speziate.
- Agrumi: scorze di limone, arancia o pompelmo, per freschezza e vivacità.
- Radici: come quella di angelica, per dare profondità e stabilizzare gli aromi.
- Spezie: cannella, cardamomo, pepe e liquirizia, per una complessità speziata.
- Erbe aromatiche: rosmarino, timo e lavanda per delicate note erbacee.
Tecniche di produzione: dall’infusione alla distillazione
Esistono principalmente tre metodi per estrarre gli aromi dalle botaniche e ottenere gin:
1. Macerazione (Cold Compounding)
È la tecnica più semplice, che consiste nell’immergere direttamente le botaniche nell’alcol freddo. Dopo un periodo variabile da alcune ore a giorni, l’alcol acquisisce aromi e colore, prima di essere filtrato e imbottigliato. Questo metodo produce gin molto aromatici, ma meno raffinati rispetto ad altri processi.
2. Distillazione diretta (Metodo London Dry)
Metodo classico e più diffuso, prevede che le botaniche siano immerse nell’alcol diluito con acqua direttamente nell’alambicco (tipicamente in rame). Dopo una macerazione preliminare, avviene la distillazione: il calore genera vapori che catturano oli essenziali e aromi, dando origine a un distillato limpido e raffinato. Successivamente, il distillato viene ridotto con acqua fino alla gradazione desiderata, generalmente tra 37,5% e 47% vol.
3. Infusione di vapore (Vapor Infusion)
In questa tecnica delicata, le botaniche non vengono immerse nell’alcol ma collocate in cestelli sospesi all’interno dell’alambicco. L’alcol riscaldato, sotto forma di vapore, attraversa lentamente le botaniche estraendo con delicatezza gli aromi, producendo un gin particolarmente fine e aromaticamente sofisticato.
La distillazione: cuore e precisione
Durante la distillazione, il mastro distillatore separa attentamente le frazioni del distillato, eliminando le “teste” (le prime frazioni che contengono impurità indesiderate) e le “code” (le ultime frazioni, caratterizzate da aromi meno pregiati). Viene trattenuto solo il “cuore”, la frazione centrale, ricca di aromi equilibrati e puri.
La fase finale: riduzione e riposo
La gradazione alcolica finale del gin è raggiunta attraverso la riduzione con acqua purissima, filtrata o osmotizzata. Molti gin premium possono subire una breve fase di riposo prima di essere imbottigliati, per armonizzare ulteriormente gli aromi.
Nonostante il gin sia tradizionalmente un distillato non invecchiato, sono sempre più diffusi gin affinati in botte (barrel-aged gin), che conferiscono al distillato sfumature aromatiche ulteriori.
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La produzione del gin è un perfetto equilibrio tra arte e tecnica, dove ogni passaggio è studiato per offrire al consumatore un prodotto di alta qualità, unico nella sua complessità aromatica e nel suo fascino. Questo distillato, con le sue molteplici declinazioni, continua ad essere un punto fermo nel panorama internazionale del beverage.
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